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Verso Arezzo: alcuni spunti dai quali partire...

FONDAZIONE MAGNA CARTA

Verso Arezzo: alcuni spunti dai quali partire…

di Gaetano Quagliariello

I cambiamenti epocali in atto e, in particolare, quelli connessi allo sviluppo dei social-media, hanno portato con sé novità importanti che stanno modificando la genetica stessa dei sistemi politici democratico-rappresentativi. In particolare, si segnalano tre fenomeni tra essi strettamente connessi:

  • il tempo di sedimentazione del giudizio da parte del corpo elettorale sull’operato dei propri rappresentanti si sta sempre più restringendo. Sicché il mandato imperativo vietato dalla Costituzione sta divenendo una pratica nei fatti, perché l’eletto è portato a rispondere sempre meno alla sua coscienza, assai poco al suo partito, moltissimo a ciò che gli impongono followers e sondaggi;
  • i problemi ai quali la politica dovrebbe provvedere divengono sempre più problemi di lungo periodo (si pensi al cambiamento climatico, alla crisi demografica, alla sostenibilità ambientale) ma, a fronte di questa realtà, le carriere politiche si stanno destrutturando e sono sempre più il frutto del caso: possono nascere o morire in un nonnulla. E, anche per questo, l’eletto è naturalmente spinto a dimenticare le questioni più rilevanti per privilegiare logiche di breve momento;
  • la rappresentanza territoriale perde sempre più importanza: sui territori abbondano i paracadutati. E gli elettori, soprattutto quando votano per il livello nazionale, avvertono sempre meno l’influenza di uno scambio proficuo tra il loro suffragio e un ipotetico vantaggio per il loro territorio.

Queste e altre novità intervenute al livello della rappresentanza rendono certamente assai più complesso il proposito di contare e raccogliere consensi da parte di formazioni moderate o, comunque, non populiste. Esse, però, non possono essere ignorate e pongono immediatamente alcune domande alle quali nei dialoghi “A Cesare e a Dio”, organizzato in questa edizione ad Arezzo dalla Fondazione Magna Carta per il 2 e il 3 dicembre, si cercheranno delle risposte. Di queste domande ne anticipiamo qui alcune:

  1. la strada dei moderati per contare è quella di organizzarsi in partito o, invece, quella di cercare spazi in partiti più estremi per condizionarli dall’interno? O ancora quella di attivare altri strumenti, differenti dalla tradizionale forma-partito?
  2. c’è un ritardo politico-culturale che l’area moderata, cristiana, liberale deve colmare per cercar di tornare ad essere protagonista?
  3. le famiglie politiche tradizionali, che hanno una non meno tradizionale proiezione a livello europeo, hanno ancora un senso ideale o sono soltanto aggregazioni contingenti tenute insieme da vaghe sensibilità e più avvertite convenienze?
  4. sistemi istituzionali che, come il semipresidenzialismo, si basano sull’elezione diretta del vertice dello Stato, tenuto conto dei cambiamenti in atto, avvantaggiano o penalizzano la ricerca di protagonismo dei moderati?