Privacy Policy Cookie Policy

Dopo Arezzo: Una cultura politica vera esige una dimensione organizzativa autonoma

FONDAZIONE MAGNA CARTA

Una cultura politica vera esige una dimensione organizzativa autonoma

di Giuseppe De Mita

Il senatore Quagliariello mi perdonerà se riformulerò le sue domande così: i “cambiamenti epocali” che egli ci segnala hanno messo in crisi solo l’area (a mio avviso impropriamente detta) “moderata” o hanno messo in crisi tutti?

La risposta mi pare stia tra le evidenze empiriche: i cambiamenti segnalati hanno messo in crisi tutti; e forse più di tutti proprio quelli che sono sembrati meglio sintonizzati con i tempi nuovi.

Non voglio eludere le domande, ma voglio fissare un punto: allo stato attuale non si vede (non solo in Italia) alcuna cultura politica in grado di equilibrare i termini di fondo della crisi politica e sociale. Certo alcuni movimenti hanno avuto successi momentanei, ma nessuno ha proposto soluzioni durature: populismi e leaderismi, nessuno ha retto all’urto della demagogia con la realtà.

Quindi, se anche quelli che sembravano aver capito il tempo nuovo sono in difficoltà, vuol dire che le risposte sono altrove e che occorre misurarsi con le ragioni più profonde della crisi politica.

Quale sarebbe allora, in estrema sintesi, la questione di fondo che agita le democrazie e ne determina l’irrequietezza sociale?

Di ipotesi ne sono state fatte diverse: conflitto tra vecchio e nuovo; tra antipolitica e politica; tra concretezza e astrazione; tra localismi e globalizzazione; solo per dirne alcune. Tutte vere e tutte false, a seconda della prospettiva dell’analisi: in questo caso la qualità della domanda fa la qualità della risposta.

Ne propongo una di ipotesi, molto semplificata, che trovo persuasiva: lo squilibrio tra libertà (vecchie, nuove e future) e garanzie di loro tutela effettiva ossia di giustizia sociale.

E provo a spiegarla così: la caratteristica principale dell’epoca moderna è l’esponenziale individualismo che si esprime attraverso una progressiva (e allo stato illimitata) spinta all’ampliamento delle libertà, specie nella forma dei diritti della disponibilità, esclusività e irripetibilità dell’esperienza di vita terrena, sino alla emblematica identificazione tra desiderio e diritto. Ciascuno ritiene che non debba esserci alcun tipo di ostacolo alla realizzazione delle proprie personali aspirazioni e inclinazioni.

[continua a leggere l’articolo in pdf]

Giuseppe De Mita - fondazione magna carta

La riflessione dell’avvocato e politico, Giuseppe De Mita, si inserisce nel dibattito che si sta sviluppando a seguito del seminario “A Cesare e a Dio”, svolto a Bucine (Arezzo) il 2 e il 3 dicembre, avviato dal Presidente della Fondazione Magna Carta, Gaetano Quagliariello. 

Scarica il pdf dell'articolo in Italiano
Leggi l'intervento del Presidente Quagliariello
Leggi il contributo al dibattito di Francesco Verderami (Corriere della sera)
Leggi il contributo al dibattito di Johannes De Jong (Sallux Foundation)
Leggi il contributo al dibattito di Tommaso Labate (Corriere della Sera)
Leggi il contributo al dibattito di Giovanni Orsina (Luiss School of Government)
Leggi il contributo al dibattito di Matteo Forte (Cons. comunale di Milano)