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Dopo Arezzo: Ripartire dalla soggettività della società

FONDAZIONE MAGNA CARTA

Ripartire dalla soggettività della società

di Matteo Forte

La domanda posta da Gaetano Quagliariello circa lo spazio politico per quanti si dicono ancora “moderati” ha il merito di mettere a tema un qualcosa che le varie crisi (prima quella economica del 2008, poi quella pandemica, infine quella energetica legata al conflitto tra Russia e Ucraina) hanno sotteso e hanno impedito di affrontare direttamente, impegnati come siamo nel rispondere colpo su colpo alle necessità che di volta in volta si presentano. Il tema sotteso è quello della fine di un mondo, quello delle democrazie liberali e della loro egemonia sul governo della Terra. Non è un tema del tutto nuovo. La novità del dibattito sta nel cercare di capire se e come deve conseguentemente cambiare la rappresentanza politica. La categoria di “moderati” a giudizio di chi scrive non è più in grado di intercettare ampie fasce di elettorato, come in passato invece facevano la Dc e successivamente l’intuito di Berlusconi.

I moderati non sono più in grado perché nella seconda metà del XX secolo rappresentavano quel ceto medio produttivo che si è allargato godendo degli effetti dello sviluppo economico del mondo occidentale. Quello stesso ceto medio però è andato assottigliandosi, si è impoverito e quindi radicalizzato nell’espressione di voto. Se mi limito ad osservare la realtà milanese che ben conosco, negli ultimi dieci anni la ricchezza è indubbiamente cresciuta; si pensi solo al grande evento di Expo 2015 con il suo indotto e il rilancio dell’immagine della città che ancora oggi richiama turisti da tutto il mondo e non più solo per business. Tuttavia, è cresciuta per meno di un decimo della popolazione.

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matteo forte - fondazione magna carta

La riflessione del saggista e Consigliere comunale di Milano, Matteo Forte, si inserisce nel dibattito che si sta sviluppando a seguito del seminario “A Cesare e a Dio”, svolto a Bucine (Arezzo) il 2 e il 3 dicembre, avviato dal Presidente della Fondazione Magna Carta, Gaetano Quagliariello. 

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